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APPROFONDIMENTI

Il ruolo dell’avvocato penalista nei casi mediatici: perché attaccarlo mina la giustizia

Quando il Paese si commuove, l’avvocato viene attaccato: perché è un errore che mina lo Stato di diritto

Ogni volta che un fatto di cronaca colpisce il Paese – un delitto efferato, una tragedia improvvisa, un’indagine che scuote le coscienze – l’emotività collettiva cresce, si polarizza e spesso sfocia in una ricerca immediata di responsabilità e colpevoli. In questo clima, troppo di frequente, anche l’avvocato che difende l’indagato o l’imputato diventa bersaglio di insulti, insinuazioni e accuse infondate.

Un meccanismo emotivo profondamente ingiusto. E soprattutto pericoloso.

Difendere un indagato non significa difendere il reato. Significa difendere i principi che permettono alla nostra società di essere uno Stato di diritto. Ed è proprio nei momenti in cui la tensione emotiva è più alta che questi principi vanno ricordati con maggior forza.

Il diritto di difesa: un presidio a tutela di tutti

L’articolo 24 della Costituzione italiana è inequivocabile: «La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento».

Non è un dettaglio tecnico, né un privilegio riservato a chi è coinvolto in un processo: è una garanzia che appartiene a ogni cittadino, innocente o colpevole, perché senza il diritto di difesa non esiste giustizia, ma solo arbitrio.

Il diritto di difesa è ciò che impedisce allo Stato di agire sulla base dell’emotività, della pressione mediatica o della vendetta sociale. È ciò che assicura che un’accusa venga provata, che le prove siano acquisite correttamente, che la persona sottoposta a procedimento penale non venga lasciata sola davanti alla complessità del sistema giudiziario.

Un Paese che attacca l’avvocato dimentica che, domani, quel diritto potrebbe servirgli.

Lo Stato di diritto esiste solo se esiste la difesa

Il processo penale non è un rituale formale: è il metodo che una società civile adotta per stabilire la verità in modo controllato, garantito, verificabile. Se venisse meno la possibilità di difendersi – o se chi difende venisse delegittimato socialmente – la bilancia della giustizia perderebbe il suo equilibrio naturale.

Il ruolo dell’avvocato, infatti, non è quello di “assolvere” o “condannare”, ma di vigilare affinché:

  • le prove siano valutate correttamente;
  • non si verifichino abusi;
  • il giudizio finale sia frutto di un processo equo.

Senza questa funzione, la libertà e i diritti individuali dipenderebbero dalla forza del momento, dal clamore mediatico, dalle emozioni del pubblico. È esattamente ciò che lo Stato di diritto intende evitare.

L’avvocato penalista: garante, non complice

La figura dell’avvocato penalista è spesso fraintesa. Difendere non significa giustificare. Non significa sposare la versione del proprio assistito o approvare le sue azioni. Significa svolgere un ruolo tecnico e costituzionale senza il quale il processo non potrebbe esistere.

L’avvocato è un garante, non un complice:

  • garantisce che i diritti dell’indagato non vengano violati;
  • garantisce che lo Stato rispetti le proprie stesse regole;
  • garantisce che la verità processuale non sia frutto di scorciatoie.

Delegittimare l’avvocato significa delegittimare la funzione stessa della giustizia.

Quando viene insultato l’avvocato, viene indebolita la democrazia

Gli attacchi all’avvocato difensore sono il sintomo di un equivoco culturale: si confonde la difesa della persona con la difesa del fatto. Ma il processo penale non è la piazza. È un luogo di garanzie, un luogo in cui la verità viene costruita attraverso un confronto regolato.

Se l’opinione pubblica non accetta l’idea che anche il peggior imputato abbia diritto a un difensore, allora non accetta davvero la logica dello Stato di diritto. E così facendo, apre la porta a un modello in cui chiunque, un giorno, potrebbe trovarsi senza tutele davanti a un’accusa ingiusta.

Conclusione: difendere il diritto di tutti, non solo di uno

L’avvocato penalista che difende un indagato in un caso che sconvolge il Paese non sta difendendo una persona sola. Sta difendendo la tenuta del sistema, la credibilità delle istituzioni e la dignità della giurisdizione.

Ecco perché gli insulti, le critiche personali e la delegittimazione non colpiscono l’avvocato come individuo, ma l’idea stessa di giustizia su cui si fonda la nostra democrazia.

Il diritto di difesa è forte solo se lo è sempre, soprattutto quando è difficile accettarlo emotivamente. E ogni volta che un avvocato viene insultato per aver svolto la sua funzione, è la libertà di tutti a essere più debole.

 

Foto di CQF-avocat da Pixabay
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